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Ultimo aggiornamento: 19/09/2017
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Giovanni Impastato, fratello di Peppino, vittima della mafia

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Gioved 19 dicembre 2002.

Giovanni Impastato mi riceve nel negozio di alimentari di sua proprietà. A lato della cassa, un poster del Che con la foto di Peppino Impastato. Per meglio dedicarsi a questa intervista, abbassa la saracinesca. Ci conosciamo di vista per lo più e questa è la prima volta che scambiamo opinioni :


Domanda Signor Impastato, Lei è il fratello di Peppino, noto in Italia per la resistenza che Lui ha opposto alla mafia negli anni 70. Anche se il recente film "I cento passi" ha portato a conoscenza degli stranieri l'intera vicenda vista da Marco Tullio Giordana, rimane molto difficile al pubblico europeo capire esattamente cosa è la mafia. Vuole darci una sua definizione ?

Pu• sembrare difficile. Ma in linea di massima facendo un ragionamento più ristretto, la mafia ha avuto sempre per quanto riguarda lo sviluppo, la crescita della democrazia, della civiltà, ha avuto sempre un ruolo negativo. Mi spiego meglio: la mafia ha cercato sempre di bloccare un processo di rinnovamento, non da ora ma sin dalla fine del secolo 19. Per• la cosa è culminata proprio negli anni 40 quando è stata commessa la tragedia di Portella della Ginestra che noi abbiamo definito la prima strage di Stato perch‚ di quell' eccidio furono responsabili uomini che fanno parte delle istituzioni. Ecco. Noi dobbiamo dire con chiarezza che la mafia ha avuto sempre questo ruolo. Cioè, si racconta spesse volte della mafia buona, di una mafia che ha fatto l'interesse dei poveri, e degli sfruttati, della gente che soffre.No. Queste sono delle leggende, sono delle cose che non corrispondono alla verità.

Domanda La gente si lamenta in effetti che il denaro non circola più come ai tempi del tandem Craxi-Andreotti. Come si sente spesso dire in Sicilia: "si stava meglio quando si stava peggio". Cosa ne pensa Lei ?

R Ma veda, questo è un nodo che noi ci portiamo sempre. A parte che durante tutto il periodo di Craxi e di Tangentopoli, alcuni giudici hanno riscontrato che li c'erano delle illegalità. Noi non possiamo legalizzare l'illegale. Praticamente questa gente viveva con le tangenti
E si era istaurato un clima economico che sotto certi aspetti noi possiamo definire criminale. Non è ammesso che si debba istaurare questo sistema di tangenti e di ricatti nei confronti di altre persone. Cosi come con la mafia ha costruito un economia malata nel nostro paese. Perch‚ ha investito anche con grande capacità imprenditoriale i soldi ricavati dal traffico dell'eroina. Diciamo che ha avuto questa grande possibilità di avviare questo riciclaggio. Ecco che ha creato come economia che sotto certi aspetti ha dispensato anche lavoro. Pero penso che sia una economia malata, un economia non sana, non produttiva sotto questo aspetto, un economia dei traffici illeciti con l'accumulazione illegale. Perch‚ noi la definiamo accumulazione illegale , cioè non è un impresa produttiva, mi spiego ? ecco che poi chiaramente l'economia sana del nostro paese non può mai competere con l'economia malata.
 

Jpb Quindi, in termine di definizione possiamo ritenere il principio che la mafia sia una economia parallela ?

R Si, si è una economia parallela. Guarda, c'è stato per la mafia un giro d'affari negli anni precedenti di 6000 miliardi di vecchie lire. Non sono poche anche se si tratta di vecchie lire. Un giro d'affari dove l'impresa sana non può riuscire mai a competere. Ecco quale è il problema. In questo paese poi, i nodi vengono al  pettine. Perch‚ quando si parla di economia legale, si parla di economia venuta a galla a punto di tutta l'accumulazione dei traffici sporchi ed illeciti che la mafia ha prodotto in questo paese.
Tutto ci• è avvenuto spesso con il consenso delle Istituzioni.

 Domanda Le strage di Capaci e di via d'Amelio hanno segnato la fine della mafia come ideata dai Corleonesi. Ma certamente non ha sradicato il fenomeno mafioso. Secondo Lei, come si muove la mafia all'inizio di questo nuovo secolo ?

R Dunque, la mafia si muove diversamente di quanto si comportava al momento della strage di Capaci. Perch‚ dopo la cattura di Tot• Riina - anche se ci sono dei misteri su come è avvenuta questa cattura- la mafia ha cambiato totalmente strategia. Mi spiego meglio: ha capito che la strategia dello stragismo, praticamente lo scontro diretto con lo Stato, ormai non pagava più. Perch‚ non c'è stato soltanto la strage di Falcone e Borsellino. Abbiamo avuto la strage degli Uffizi a Firenze, cosiddetta della Via dei Georgofili se non erro; poi abbiamo avuto a Roma l'attentato contro il presentatore televisivo Maurizio Costanzo; in più a Milano c'è stato un'altra strage ancora. Ecco. La mafia, questo passo è importante, con queste stragi, con questa strategia, la mafia ha cercato di porre una seria ipoteca nel processo di formazione della seconda Repubblica. Perch‚ a punto con queste stragi, in quel periodo storico in cui sono avvenute, stava per avviarsi questo processo di costruzione della seconda Repubblica. In fatti, dopo tangentopoli, ormai la prima Repubblica era stata cancellata sotto certi aspetti. Addirittura quando sono avvenute le stragi eravamo in un vuoto istituzionale: si doveva eleggere il nuovo Presidente della Repubblica. Questo è stato l'obiettivo della mafia.
Oggi ha capito che l'ottica dello stragismo non pagava più. Perch‚ ha avuto dei colpi notevoli, la mafia è stata messa anche in difficoltà perch‚ lo Stato è stato costretto a reagire in qualche modo a livello repressivo. Poi grazie al contributo dei pentiti, ci sono stati gli arresti, si sono avviati anche i processi, si è arrivato alla verità sul caso di Falcone e Borsellino, . veda che questi sono aspetti importanti dell'impegno di lotta contro la mafia. Oggi le cose sono cambiate. Loro stessi mafiosi in questo momento sono alla ricerca del consenso. Perch‚ con le stragi avevano indignato la società civile, avevano fatto ribellare un po' quella parte di società civile che stava tranquilla, che non si lamentava mai. Allora questo loro l'hanno capito. Quando la mafia incomincia a perdere consensi, per loro è una cosa grave. Loro stanno facendo che non uccidono più. Addirittura si dice che a Palermo hanno abbassato anche il pizzo - non so se queste sono fonti attendibili,ma io ci credo-. I commercianti pagano molto, molto di meno. Per creare di nuovo un consenso attorno ai mafiosi. Pero loro con questa strategia, stanno cercando di fare entrare un po' la gente dal punto di vista psicologico in una fase di rassegnazione, in cui si dice : "Va bene, intanto non uccidono più, non ammazzano, non commettono le stragi, penso a questo punto che si ci possa anche stare bene !".
Veda questo è tipico della cultura mafiosa. Tutto ci• viene incoraggiato dal fatto che un ministro della Repubblica come Lunari si permette di dire che per quanto riguarda la realizzazione delle opere pubbliche, bisogna convivere con la mafia. ecco queste sono parole del famoso ministro. Veda che il filo si lega, si collega molto bene: questa mafia che cambia strategia, ed improvvisamente l'impegno anti-mafia istituzionale non esiste più.
Praticamente, questo governo, questo esecutivo non ha nessuna intenzione di fare lotta alla mafia. Lo ha dimostrato sotto tutti gli aspetti con la famosa legge Cirami. Oggi la legge Cirami, a parte il discorso che ha consentito a Previti e ad altri di salvarsi da procedimenti penali molto gravi ha bloccato alcuni processi di mafia. Cosi come la famosa legge sulle rogatorie stava bloccando pure il nostro processo, quello contro Badalamenti, cioè contro gli assassini e il mandante del delitto contro mio fratello.
Mi sembra che abbiamo delineato un quadro di cosa era la mafia di una volta e di cosa e la mafia oggi. Poi c'è stato questo lungo percorso negli anni 60, la prima guerra di mafia, lo scontro allora fra Greco e La Barbera, cioè fra i Corleonesi ed i palermitani, ovvero la parte alla quale competeva Palermo. Cosi come poi negli anni 80, c'è stata l'altra, la seconda guerra di mafia dove Cinisi, il mio paese, il paese dove è stato ucciso Peppino, è stato coinvolto in pieno.

Domanda Spesso un ombra è stata gettata sulle massime autorità dello Stato*, si è parlato di complicità dell'Arma dei Carabinieri perfino nell'omicidio di Suo fratello. Possiamo ragionevolmente credere ad un coinvolgimento delle Istituzioni nella sfera delle attività mafiose, o trattasi soltanto di devianze imputabili a degli individui all'insaputa delle loro gerarchie ?

R No guardi questo mi sembra difficile, che alcune persone hanno agito all'insaputa delle proprie gerarchie. Ed in particolare nell'Arma dei Carabinieri, questo non avviene quasi mai. Nella vicenda di Peppino Impastato, io ho tutti gli elementi per poterlo dire, non ho nessun problema. C'è stato un depistaggio voluto, scientifico dalla parte delle istituzioni. Su questo non ci sono dubbi. Abbiamo delle prove. Quale sono queste prove ? quando Peppino è stato ucciso, i carabinieri che sono stati i primi ad intervenire purtroppo hanno fatto scomparire alcuni reperti importanti. La pietra macchiata di sangue è scomparsa e non si è trovata più. Non hanno svolto delle indagini adeguate in direzione dei mafiosi, della mafia di Cinisi. E noi l'avevamo chiesto come famiglia, avevamo presentato un esposto in denuncia in merito a tutto ci•. Ecco questo non si è fatto. Cosi come si doveva indagare in direzione dell'attentato terroristico, ma è grave. Un inquieta, una vicenda giudiziaria ha bisogno d'indagini a 360ø.. Io ammetto che era un periodo in cui c'era il terrorismo, Peppino è stato ucciso il giorno che è stato ritrovato il cadavere di Aldo Moro. Si lui era un estremista, uno che militava nei gruppi della sinistra extra parlamentare, allora magari, non so , era anche doveroso da parte dei inquirenti di indagare in quell'ambiente li. Pero non dovevano affatto tralasciare la pista mafiosa. Purch‚ io sono convinto che sin dall'inizio, sin dal primo giorno, si indagava nella direzione della mafia, qualcosa veniva fuori subito. Questo caso si poteva risolvere in pochissimo tempo. Perch‚ c'è stata anche la nostra disponibilità, quella della famiglia, pronti a dire tutto ci• che sapevamo; disponibilità dei compagni di Peppino.
Stavamo per tralasciare un punto importante della rottura di Peppino: io sono convinto che molta gente può capire realmente la mafia ascoltando e studiando un po' questo caso Impastato.
La nostra famiglia pensi un po' è di origine mafiosa. Nel film viene fuori. Peppino ha operato una grande rottura. In Sicilia si dice che tutto è mafia. Fuori ed all'estero pensano che qui tutto è mafia, che noi quando assistiamo a un delitto non parliamo mai, che ci facciamo tutti i fatti nostri. si descrive spesso la mafia con la lupara e la coppola.Peppino Impastato ha dimostrato chiaramente che in Sicilia non è vero che tutto è mafia. Lui ha operato una grande rottura storica e culturale perch‚ non è avvenuta solo all'interno della società, nell'ambiente in cui viveva. Tale rottura è avvenuta all'interno della propria famiglia. Pensate un po': la nostra è una famiglia di chiara origine mafiosa. Mio zio Cesare Manzella, nel film "I cento passi" si vede all'inizio quando viene ucciso con l'autobomba, quello era un mafioso, ma uno che aveva un ruolo di primo piano, era il capo della Cupola. Cosi come anche mio padre era un mafioso, non aveva un ruolo importante,come Manzella o Gaetano Badalamenti, per• organicamente era inserito all'interno del sistema e legato da giuramento. Quando parliamo di mafia, dobbiamo mettere in evidenza queste cose perch‚ la vicenda di Peppino Impastato, il suo impegno, la sua lotta, il suo sacrificio, quello che c'è stato dietro, veramente ha dato dignità alla Sicilia. Non solo alla Sicilia ma a tutte queste persone che vogliono vivere in maniera serena, che vogliono vivere nella legalità.

Domanda Sullo stesso territorio di Cinisi dove viviamo entrambi, un altro fatto grave legato alla persona di Don Tano Badalamenti è accaduto nel 1994/95. Il Maresciallo dei Carabinieri Ninni Lombardo si è suicidato **. Esistono dei legami con il cosi detto "caso Impastato" ?

R Ma diciamo che il Maresciallo Lombardo non ha avuto ruolo di primo piano nel caso di mio fratello perch‚ è arrivato dopo e nel paese vicino di Terrasini. Pero il cognato Carmelo Canale in tutta questa vicenda ha avuto anche un ruolo negativo. Perch‚ è stato uno dei primi carabinieri ad intervenire assieme al Maresciallo Subranni. Per il Maresciallo Lombardo durante la sua permanenza, il suo impegno come carabiniere a Terrasini, qualche segnale inquietante c'è stato nei suoi confronti, come il ritrovamento di quel cadavere trovato sulla macchina incaprettato che si dice - non so se da una fonte ufficiale o non- era un suo informatore. Io non credo che ci siano collegamenti con il caso Impastato, per• poi in base a ricostruzioni storiche e anche scientifiche che sono state fatte, operava nel territorio di Cinisi la mafia dei Corleonesi che ha avuto un ruolo importante nella guerra degli anni 80.
Nella vicenda di Peppino alcuni pentiti che hanno parlato, e esistono gli atti del processo, sembrano non confermare questo collegamento. E chiaro per• che sui territori di Cinisi-Terrasini-Partinico, è sempre la stessa manovalanza che si mette al servizio della mafia.

Domanda All'estero le notizie di mafia vengono da tempo lette come fatti normali di cronaca se accadono in Sicilia. Nel medesimo tempo, nessuno pensa ormai di negare il carattere internazionale della mafia, a tale punto che si dovrebbe parlare ormai di mafie. Considerato questo quadro, cosa pensa debbano essere gli iter possibili di una sensibilizzazione maggiore del cittadino comune?

R Noi come Centro Impastato, assieme ai compagni di Peppino, pensi un po' negli anni 70, fine anni 70 abbiamo organizzato la prima manifestazione nazionale contro la mafia. Perch‚ addirittura a quell'epoca si parlava di mafia non nazionale , di mafia circoscritta a livello regionale. Invece no, noi parlavamo già fine anni 70 di mafia nazionale. Oggi dobbiamo parlare di mafia internazionale, la mafia non è più un fenomeno che riguardi noi Siciliani, non è più il carrettino siciliano, la coppola, la lupara, non è una cosa che riguarda noi.
Riguarda i Siciliani perch‚ qui sicuramente ha un ruolo determinante ma per• è un problema internazionale. Si deve parlare di mafie e credo che ci stiamo avviando su un inversione di tendenza gravissima dove il potere economico, anche il potere culturale in particolare, lo detengono loro. Faccio un esempio: in Sicilia c'è una stima da parte del Ministero partendo dalla Sicilia in cui si dice che l'organizzazione mafiosa sia composta da 6.000 aderenti. Le famiglie che poi eleggono i capi e cosi via. Pero rispetto a 6 milioni di Siciliani, loro sono in netta minoranza. La mafia si può battere in qualsiasi momento, come diceva Giovanni Falcone, perch‚ sono persone in carne e ossa come lo siamo noi. Siccome nel nostro paese, a Cinisi a Palermo, nella nostra regione, in Italia, e credo ora anche un po' fuori, non domina la cultura della legalità, la cultura dell'antimafia. Domina la cultura mafiosa.
Il problema dell'impegno antimafia, della sensibilizzazione, noi non dobbiamo commettere l'errore di delegare tutto ai magistrati, ai carabinieri, alla polizia. Si è chiaro che loro debbono fare il proprio dovere, su questo non ci sono dubbi. Pero la lotta contro la mafia si vince se noi riusciamo a battere la cultura mafiosa. Cioè la cultura dell'illegalità. Noi dobbiamo tentare in tutti i modi, con un lavoro meticoloso all'interno delle scuole , della società, perch‚ ogni uno di noi, dal magistrato, dal carabiniere, dal poliziotto, dal giornalista all'operatore economico, commerciale, la chiesa in particolare, ognuna di queste persone che vivono all'interno delle Istituzioni deve assumere un ruolo importantissimo nell'impegno antimafia. In questo modo, facendo leva sulla cultura mafiosa, rompendo con essa come dal messaggio dello stesso Peppino Impastato, dobbiamo operare una rottura e fare prevalere la cultura della legalità, la cultura antimafiosa. Sono convinto che se prevale questa cultura all'interno della nostra società, la mafia scomparirà da sola. Non avrà più nessun senso d'esistere. Ma finch‚ domina l'omertà, la paura, noi sentiremmo sempre parlare della mafia come organizzazione criminale ma anche come organizzazione ideologica. La mafia diventa poi ideologia se noi non facciamo nulla per sconfiggerla .

Domanda Essere parente di una vittima fa prendere coscienza della gravita di ci• che accade. Non per questo tutti i parenti di vittime dedicano la loro esistenza al militantismo anti-mafia che la vede molto impegnato. Pu• dirci di come è passata Lei dalla presa di coscienza all'azione vera e propria ?

R Dunque, chi mi conosce e conosce la nostra storia sa che io ero diverso da Peppino. Non ho avuto mai il suo coraggio, ero uno come si vede nel film che frequentavo molto il Circolo Musica e Cultura dove si ballava tra tutt'una serie di cose. Pero quello che mi ha spinto a prendere coscienza, sicuramente mi ha aiutato molto Peppino, con il suo coraggio, con la sua sensibilità, e con la sua ironia; Perch‚ lui è stato l'unico militante antimafia che abbia lottato con l'arma dell'ironia. Cioè, lui ha fatto ridere tutt'il paese con le famose trasmissioni "Onda pazza", organizzava queste schegge ironiche contro di loro; le metteva in pericolo, le dissacrava, faceva capire alla gente che poi in fin dei conti, essi sono degli esseri insignificanti, degli esseri ridicoli. Don Tano Seduto, il Grande Capo Geronimo Stefanini, ecco questo era Peppino Impastato. Comunque, andiamo oltre.
Dopo la morte di Peppino ho capito che bisognava a dare un grande contributo perch‚ una cosa importante mi ha spinto molto: il fatto che volevano infangare la sua memoria. Questo mi ha tremendamente colpito. Il fatto che dovevano considerarlo un terrorista, è una cosa che mi dava fastidio. Da li ho capito poi il marcio all'interno delle istituzioni. Perch‚ io allora ci credevo poco a questo discorso. Si, pensavo che alcuni uomini magari sbagliavano. Invece No. Invece ho capito che c'era un collegamento preciso tra uomini delle istituzioni e la mafia. E noi abbiamo denunciato tutto ci•, noi abbiamo operato la rottura che Peppino aveva fatta in quei anni, abbiamo raccolto la sua eredità, e siamo andati avanti. E le dico una cosa, la nostra è stata una battaglia di civiltà e di democrazia. Non è stata una battaglia finalizzata all'accertamento della verità su Peppino. Si, noi abbiamo chiesto verità e giustizia. L'abbiamo chiesto per tanti anni. C'è stata negata per un periodo di tempo, poi l'abbiamo ottenuta. Esiste una relazione elaborata dalla penultima Commissione antimafia, è un inchiesta parlamentare portata avanti da un gruppo di deputati e di senatori che si sono costituiti all'interno della detta Commissione, ove si dice che riguardo la vicenda di Peppino Impastato, ci sono stati dei depistaci. Io ho tutti gli elementi per dire tutto ci•, nessuno mi può denunciare, ne querelare, perch‚ abbiamo degli elementi che ci permettono di dire tutto questo.

  

Jpb Lei è stato poco fa molto discreto, ma è buono che la gente sappia che se voi avete ottenuto giustizia, ci sono voluti più di 20 anni. Gaetano Badalamenti, mandante riconosciuto dell' omicidio di suo fratello non era mai stato condannato in Italia. L'unica condanna ad averlo raggiunto era l'ergastolo per fatti avvenuti negli USA.

In effetti questa è stata la prima condanna italiana contro di lui ed è un fatto importante
Per tornare all' articolazione presa di coscienza / azione concreta, non esiste una grande distanza. Per noi è stato difficile. Mi ricollego ad una delle ultime scene del film, prima dei funerali. Quando il cugino americano rivolgendosi a mia mamma dice: "Peppino, sangue pazzo, ma era uno di noi". Mia mamma dice no, non era uno di voi, ed io vendette non ne voglio.
ecco questa è la dimostrazione chiara e precisa che da quel giorno, noi oltre all'acquisire una cultura antimafia siamo passati subito all'azione. Perch‚ pensavamo di aver subito un ingiustizia. E quando si subisce un ingiustizia, quando muore un proprio familiare, viene subito la reazione.

      

Jpb Non ne dubito ma consenta di dire pero a chi straniero ha potuto osservare in 15 anni di tempo le vostre vicende che se tutte le vittime di mafia avessero avuto la medesima reazione vostra, probabilmente la situazione non sarebbe quella vigente tutt'oggi di una Sicilia molto mafiosa. Cioè di una società dove si deve ancora subire i soprusi mafiosi. Non voglio addentrarmi troppo nell'argomento, ma se riprendiamo il tema toccato da Lei dell'economia sommersa, tale economia domina tutt'ora. In sostanza è sempre difficile di ribellarsi. Se vuoi avete avuto la forza di reagire, la maggioranza, anche se vittima di mafia, non la trova. In parole chiare qui il ribelle è tutt'ora minacciato e rischia grosso. Se mi ricordo bene, Lei pochi giorni fa lamentava di essere stato minacciato per l'ennesima volta. Quindi, al contrario di ci• che potrebbe lasciare pensare il Suo intervento, l'azione di protesta al sopruso di stampo mafioso in Sicilia non consiste come lo sarebbe in Inghilterra, Francia o Germania, a farsi semplicemente avanti chiedendo giustizia. Qui bisogna a fare i conti anche con una pressione, una minaccia perfino fisica, ai beni e alle persone.

Si la capisco.vede questo fa parte della nostra sicilianità. In Sicilia Lei trova Peppino Impastato, Falcone ecc. che lottano per la giustizia per tutti; e poi trova l'eccesso contrario, l'altra parte, Badalamenti, Tot• Riina.. diciamo il bene ed il male, le vittime, i carnefici. Questa è la sicilianità questo rapporto conflittuale. infatti la metafora del film "I cento passi" è proprio questa. Cioè la breve distanza fra la vittima e il carnefice. In Sicilia dal punto di vista diciamo fisico, questa distanza in effetti è breve. Poi c'è un abisso dal punto di vista umano, ideologico, dal punto di vista della cultura vera e propria.
Le altre vittime di mafia, chi ha avuto ucciso un proprio familiare, gente che ha fatto l'antimafia, gente che meritano rispetto, anche perch‚ i morti sono sacri - bisogna ad avere moltissimo rispetto, alcuni non lo hanno, io invece questo rispetto, questa sacralità, la riconosco - ecco non hanno avuto questo medesimo coraggio nostro perch‚ non hanno avuto dietro le spalle un bagaglio culturale, non sono venuti dalla sofferenza e dalla lotta. Sono venuti dal benessere e dall'agio perch‚ la mafia a loro ha portato, invece a noi no. A noi la mafia ha portato un dramma familiare. Lei consideri un fatto: all'interno della nostra famiglia, la mamma ha avuto un ruolo difficilissimo perch‚ moglie di mafioso e madre di un militante che lottava contro la mafia. Anche mio padre ha fatto la sua rottura, a modo suo, perch‚ mio padre era un affiliato alla mafia, vincolato, legato dal giuramento mafioso. Quando lui pero ha visto il proprio figlio in pericolo, non ha ucciso il figlio. Perch‚ nella mafia, questo esiste non è leggenda: i figli che devono uccidere i padri, i padri i figli, i fratelli, si debbono uccidere fra di loro. Mio padre invece, quando ha saputo che Don Tano Badalamenti voleva uccidere suo figlio, va negli Stati Uniti in ricerca di protezione per il figlio. Quello che si vede nel film è realtà. Il breve colloquio che c'è con la cugina americana che gli chiede: " Ma perch‚ ti trovi qui negli USA Luigi, sta succedendo qualcosa a Peppino ?", lui risponde in questo modo : "Prima di uccidere Peppino, debbono uccidere me ". Ecco li non c'è più il mafioso, non c'è più la persona che ha buttato fuori Peppino e lo ha ripudiato come figlio; li c'è il vero padre di famiglia, che in tutti i modi cerca di salvare il proprio figlio. E' scattato il vero orgoglio umano. In fatti è stato ucciso prima lui. E poi hanno ucciso Peppino. Questa è sicilianità, questo fa parte del nostro contesto sociale. Il bene e il male. E ci sono gli eccessi da una parte e dall'altra. Diciamo che è difficile fare una analisi da questo punto di vista perch‚ poi dovremmo fare una analisi antropologica, non soltanto una analisi culturale e sociale. Le posso dire per• che spesse volte si ha un opinione sbagliata della Sicilia. La Sicilia è questa .

Domanda La mafia è un problema nazionale e sicuramente non mancano i provvedimenti ne le dichiarazioni. All'osservatore straniero della scena italiana, sembra per• che l'essenziale della lotta alla mafia sia il fatto dei soli movimenti della sinistra. Lei ha contatti con movimenti reputati a fianco dell'attuale maggioranza e qual è il rapporto tra Lei e le Istituzioni?

R Diciamo che io ho avuto un buon rapporto con una parte delle istituzioni, ma non soltanto con questo governo attuale, anche nel precedente governo di centro sinistra, ho collaborato con quei magistrati che hanno cercato di accertare la verità sul caso di Peppino Impastato. Ma non sempre tutto è legato ai movimenti di sinistra. All'interno della nostra società ci sono dei movimenti che non sono di sinistra che anche in questo nostro impegno hanno avuto un ruolo importante. Mi riferisco al mondo cattolico, che non è sempre di sinistra, il mondo cattolico, almeno una parte del mondo cattolico, ha lavorato molto per tentare di fare nascere una cultura antimafiosa. Cosi come molte associazione perch‚ in questo impegno ci sono tutte le associazioni legate al volontariato che spesse volte non sono di sinistra, ma che hanno avuto quel ruolo stimolante per farci capire questo percorso di civiltà. Faccio l'esempio di "Libera" che poi raccoglie un po' tutte le associazioni sparse come il Centro Peppino Impastato, come Amnesty International, tutte queste associazioni hanno avuto un ruolo estremamente positivo.
E' chiaro che questo governo ha dimostrato di non avere nessuna intenzione, non ha fatto nessun tentativo per lottare contro la mafia. E' evidente perch‚ gli interessi di questo governo sono diversi dagli interessi che portano avanti le associazioni del volontariato. Spesse volte rientrano in contraddizioni. E stato dimostrato anche da alcuni provvedimenti di leggi che sono stati approvati da questo esecutivo. Io sono convinto di una cosa: la lotta contro la mafia non si deve fare solo con le bandiere rosse, non la deve portare avanti solo i gruppi della sinistra. Se noi dobbiamo delegare tutto ci• alle associazioni della sinistra, noi non batteremo mai la mafia. La lotta contro la mafia appartiene a tutti. A tutt'il mondo. Non solo delle associazioni, ma anche il mondo istituzionale. Faccio un esempio: siamo stati criticati perch‚ nel film, nella scena finale si vedevano tutte le bandiere rosse; per•, quelle bandiere rosse in quel funerale in questo periodo politico hanno rappresentato una forma di riscatto a prescindere delle ideologie, perch‚ ne io ne Peppino siamo mai rimasti ingabbiati nell' ideologia. Sono convinto che la lotta contro la mafia va fatto anche con il Vangelo in mano, perch‚ all'interno del Vangelo ci sono tutti quegli elementi che possono sviluppare la cultura della legalità. Spesse volte sono stati uccisi preti, sacerdoti perch‚ sono stati lasciati soli da queste istituzioni.
Noi non possiamo mai portare avanti la lotta antimafia con quelli che hanno approvato la Legge Cirami, o con quelli che hanno buttato fuori dall'incarico Tano Grasso che era il Commissario dell'antiracket. Con quelli che continuano ad approvare altre leggi, ripeto noi non possiamo mai lottare contro la mafia. Praticamente ci sono interessi diversi.
L' antimafia degli anni 40, ai tempi di Portella delle ginestre, era un movimento di massa, portata avanti da migliaia di contadini. Oggi l'impegno antimafia non è più un movimento di massa ma è un impegno portato avanti da pochissime avanguardie. C'è stato un momento dove la società civile si è ribellata, il momento delle stragi, Falcone Borsellino. Pero questa indignazione poi è rientrata, oggi questo momento di tensione non c'è più. Siamo di nuovo in pochi a portare avanti quest'impegno. Questo è un errore gravissimo. Non dobbiamo commettere quest'errore. Questo governo, quest'esecutivo non ha la cultura dell'impegno antimafia. Lo ha manifestato in tante forme. Abbiamo un Presidente del Consiglio che tenta in tutti i modi di legalizzare l'illegalità. Per esempio, il famoso condono fiscale, il condono edilizio, tutti questi provvedimenti che non fanno altro che favorire la cultura dell'illegalità. Il condono edilizio può interessare soltanto i mafiosi. Il consono fiscale può risolvere per carità qualche problemino per qualche povero disgraziato pero non è questo il problema: aiuta invece molto i grandi evasori. Guardi non penso i piccoli evasori verranno un gran che aiutati da questo provvedimento. Si risolveranno i loro problemi. Si figuri che gente che per tutt'una vita ha pagato regolarmente le tasse, si ritrovano oggi per il fisco alla pari di persone che da 20 anni non hanno pagato nulla. Questo significa diffondere una cultura dell'illegalità.
Quest'esecutivo ha dimostrato di avere degli interessi in un certo senso. La vicenda Dell'Utri con delle indagini portate avanti dal giudice Borsellino, che hanno messo in evidenza dei fatti gravissimi. Il Presidente del Consiglio non può dire mai "Io mi attengo alla facoltà di non rispondere". No, un Presidente del Consiglio deve rispondere a qualsiasi domanda, chiunque sia quello che la faccia, anche se un bambino di 6 anni. Anche potendolo fare legalmente, questo significa contribuire quella cultura dell'illegalità, che poi non è altra che la cultura mafiosa.

   

 

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Altre risorse o riferimenti

Per chi vuole sapere di pi—, un sito specifico Š dedicato a Peppino Impastato
http://www.peppinoimpastato.com/

Di particolare interesse l'impegno del Centro di documentazione G. Impastato

Links in relazione all'argomento:

* Mafia e istituzioni http://settebello.tifonet.it/notizie/articolo.php?idnotizia=79
** Ninni Lombardo e Tano Badalamenti http://www.radioradicale.it/speciale/obiunu_19981104_relazione.html

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Soddisfazione, ogni tanto


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