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Ultimo aggiornamento: 19/09/2017
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Castelli di Sicilia

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La storia dei castelli in Sicilia è storia di ampio respiro. E questa scheda riassuntiva non pretende per nulla essere esauriente dell'argomento.

Tutto comincia nell'entroterra siracusano, nella famosa necropoli di Pantalica. Ivi è collocata una tra le più singolari realtà dell'archeologia isolana: l'Anaktoron, ossia Palazzo del Principe. Trattasi di una struttura tipica della civiltà minoica, riconducibile alla cultura del palazzo, con riferimento a quello di Cnossos. La Sicilia vanta, di fatto, un retaggio culturale anche con Creta della quale ha ereditato la leggenda del minotauro, il quale epilogo vuole Minos sia morto in Sicilia, ustionato a morte dalle figlie del mitico Re Kokalos.
Ma Gela, la prima città fondata da coloni provenienti da Rodi e da Creta, vede il giorno solo nel secolo VIII.  La più importante tra le sue apoikiai, Akragas, fu fondata un secolo più tardi dai Geloi con rinforzi venuti dalle terre d'origine, Creta e Rodi quindi.
La presenza dell'Anaktoron a Pantalica risale invece al secolo XIII a.C, e pur rivelando una cultura minoica, non centra nulla con la futura massiccia presenza cretese sulle coste meridionale della Sicilia.
In età del bronzo, la probabile commissione di un palazzo da parte dell'anax (principe) locale, regnante su un mondo segnato dalla cultura micenea, ad un architetto straniero di cultura minoica è la più sicura ipotesi nello stato attuale delle ricerche.

La Sicilia antica, dopo questo primo e significativo esempio, non vanta architettura palaziale e/o di difesa, all'eccezione delle mura attorno alle città E a riguardo, dobbiamo citare nuovamente la cultura minoica e la città di Gela, le quale mura sono celeberrime. Troviamo in tutta l'isola traccia di quella premura difensiva, di cultura fenicia come a Marsala, Mothya e Solunto, greca a Tyndaris, Akragas, Siracusa tra tanti altri siti.

E la fine del secolo V a.C. che segna il vero esordio dell'architettura difensiva complessa con la costruzione del Castello Eurialo sul promontorio che domina Siracusa. Voluto da Dionisio il vecchio, Eurialo protegge la città sull'unico suo lato debole, a monte dell'epipolis, ossia la fase di urbanizzazione pià lontana dal centro (l'isola di Ortygia), ma ad immediato contatto con l'akropolis, zona di culto ricca di templi e di un teatro tra i più noti del mondo greco.

La struttura di questo castello di ben 15000 mq stupisce per la modernità. In solo sei anni furono eretti ben 5 kilometri di mura protettive, scavati tre fossati, elevate cinque torri, un ponte levatoio, un sistema difensivo ad imbuto e a tenaglia, delle cisterne, delle gallerie sotterranee per, senza rumore e senza essere visti, giungere ovunque nell'apparato di difesa all'insaputa del nemico.

L'Eurialo ci appare quindi come un riassunto dell'insieme delle tecniche di difesa note ai Greci in quel tempo, inclusa una straordinaria gestione dell'acqua: in loco con delle ampie cisterne connesse a delle adduzioni d'acqua sotterranea proveniente dai Monti Iblei,capace di alimentare tutta la città ed il circondario.

Con l'arrivo dei Romani nel secolo III a.C., passiamo dalla sedentarietà ellenica vissuta dentro i centri abitati, di principio muniti, alle regole di un esercito in movimento. Con somma intelligenza, Ierone II di Siracusa affida ai Romani la guerra che non ha i mezzi di fare contro Cartagine e diventa pure il primo alleato e fornitore dell'esercito di Roma. La Sicilia diventa cosi il granaio di Roma. Questa è l'epoca della decima, imposta magnifica ed equa ideata da Ierone II (vedi articolo nelle nostre pagine su Cicerone).

Con l'esercito romano, il potere risiede fuori le mura delle città, nei castra in aperta campagna, sempre posti comunque in posizione scelte. L'attenzione non è rivolta tanto alle città quanto alle strade. In effetti, diventano indispensabili dei collegamenti veloci tra i vari presidi militari. Nasce cosi la rete viaria che segnerà per secoli la Sicilia ad immagine di ogni altra regione dominata dai Romani.

Alcune postazioni sono di notevole interesse, come ad esempio Corleone, importante nodo viario a controllo di tre "vallate": l'altopiano che porta in direzione dell'alto Platani e poi ad Agrigento, la ricca vallata che porta verso il Sosio e di seguito Ribera o Sciacca, l'immensa estensione territoriale verso il Golfo di Castellammare, che probabilmente era una macchia boschiva, trasformata dai Romani in latifundium adibito a coltivazione estensiva di grano duro. E cosi ci è stato tramandata fino ad oggi.  

E fuori dubbio per me che Corleone provenga proprio da Cuor Legionis, termine riscontrato anche altrove nel mondo romano, come in Inghilterra lungo il Muro di Adriano.

A Palermo, il castrum romano sembra costituire la base più antica del K's'r di epoca musulmana (secolo IX), diventato poi castello dei Normanni.

Le torri di guardia.
Con i Romani grande attenzione è portata alla sorveglianza delle coste e nasce la prima espressione della cinta di torri attorno alla Sicilia che sarà arricchita nei secoli successivi fino a comporre uno dei patrimoni architettonici più ricco e significativo della Sicilia, oggi per lo più scandalosamente lasciato in un vergognoso stato di abbandono ! 20 anni in Sicilia mi hanno convinto che basterebbe per salvare il tutto una legge seria di cessione ai privati con rispetto di determinati vincoli debitamente controllati.

I torrioni di avvistamento rivelano la costante preoccupazione della Sicilia per le sue coste. La storia non farà altro che dare conferma a questo pericolo. Alle torri romane si aggiungono quelle arabe, poi quelle normanne. L'ultimo grande periodo di costruzione si verificherà con le torri di Carlo V (tra tante altre, citiamo Palma, Sciacca, Porto Empedocle, Trapani.)

Dopo un secolo V assai poco documentato sulle invasioni barbariche, i Bizantini giungono in Sicilia ed Italia meridionale con la spedizione di Bellisario. A tale periodo che dura dall'inizio degli anni 500 fino all'arrivo dei Musulmani (828 a.D) risalgono alcune tra le più antiche chiese dell'isola, maggiormente sulla costa ionica.  Cosi come due castelli, a Bronte ed a Siracusa, a memoria di Maniakès, generale vittorioso sui Musulmani, anche grazie all'appoggio dei Normanni (i quali come ricompensa dei loro meriti non riceveranno il dovuto compenso !).
Il dominio bizantino della Sicilia sarà affare militare più che affare di Stato. Le fonti più note a riguardo sono arabe e rivelano un grande impegno nella protezione navale dell'arcipelago. Sembra non esistere un piano preciso di controllo amministrativo e politico del territorio. Quindi non c'è da stupirsi se il contributo essenziale dei bizantini non consiste in creazioni originali, ma in restauri di pre-esistenti edifici, castelli, palazzi e mura (come nel caso di Selinunte).

Sara proprio con la loro straordinaria opera di ricupero dei templi antichi che i Bizantini lasceranno il loro contributo più significativo alla ricchezza del patrimonio siciliano. La conversione al culto cristiano del tempio della Concordia ad Agrigentum, e dell'Athenaion di Siracusa è un magnifico esempio non solo di architettura conservativa, ma pure di buon senso. In effetti, tenuti a rispettare le leggi di Teodosio, da Cristiani erano in dovere di distruggere ogni traccia degli antichi "paganesimi". Se cosi fossero andate le cose, il Mediterraneo avrebbe avuto ben poco da farvi vedere oggi giorno !

Una rarità: a S. Pietro, lungo la statale Palermo - Agrigento tra Lercara e Cammarata, si trova una fattoria di origine bizantina, oggi adibita ad uso privato. La testimonianza è cosi rara che va segnalata, pur non rientrando nelle preoccupazioni del presente articolo.

I Musulmani hanno segnato tantissimo la Sicilia, anche in termine di costruzione civile e militare. Tra i tanti esempi, citiamo i "qanati", ovvero gli acquedotti sotterranei, degni eredi di quelli greci dell'antichità Palermo in particolar modo vanta una rete di qanati che sarebbe ancora perfettamente funzionante se non per colpa dell'abusivismo edile degli anni 70 che in tanti punti l'ha distrutta.
I Musulmani hanno portato il loro gusto delle forme sinuose, seducendo il mondo romanico. Perfino nell'arte delle cinte murarie, come quella inespugnabile di K's'r Ianni (Enna), irta di torri a punto di dare l'impressione di un serpente di pietra. Lo stesso Palazzo Reale dei Normanni rivela ogni tanto le sue origini arabe: dopo il terremoto del 2002, una stanza rivelò che il muro sempre considerato interno nascondeva invece un'antica finestra di epoca musulmana. Il muro dell'antico K's'r non corrisponde quindi alle pareti lineari del fabbricato normanno (o ancora più tardo) nato in seguito.

Nota: Il modo di amministrazione dei Musulmani ed in particolare la netta e pacifica divisione tra il mondo rurale e la città non poneva come necessità assoluta la chiusura delle città n‚ quello dei feudi (alqeras). A contrario di quanto non era invece la consuetudine nel mondo cristiano, dove il peso fiscale, l'obbligo di leva e di corvè, tra altre prepotenze, pesava sulle campagne, la città non era nemica del contado. Il mondo occidentale ha imposto la città come baricentro della società, spesso con arrogante disprezzo nei riguardi dei contadini, considerati in Europa fino al secolo XVIII come poco più che animali.
Possiamo spiegare anche da questa sua scarsa difesa il facile e sistematico smantellamento dell'agro arabo in tutta la Sicilia occidentale a partire del regno di Guglielmo II Altavilla, con apice a mano di Federico II.
 

Alcune eccezioni: a Mers el Allah (Marsala), ove la cinta muraria ricupera il tracciato antico delle mura puniche e romane; Palermo con la città munita di Halisa sulle sponde meridionale del Kemonia; la già nominata K's'r Ianni, importante nodo viario e spartiacque tra le tre vallate, individuate con grande perspicacia e dovizia proprio dai Musulmani: val Demone, val di Mazara, val di Noto.

In seguito, la tendenza alle mura difensive si farà sistematica qualora le rivolte popolari cominceranno ad essere indirizzate contro la popolazione musulmana (non a caso, dalla rivolta di palazzo guidata da Matteo Bonello nel 1160).

Cosi Kalat el maut (Alcamo), Kalat Balut (Caltabellotta), Kalat Garun (Caltagirone).

E strano considerare che l'essenziale dell'architettura araba tramandata alla storia sia quasi sempre di epoca Normanna. Poche sono le testimonianze di sicura fattura araba: dei bagni a valle di Cefala Diana, alcuni archi a nicchia dell'antica moschea di Sutera, una città poco documentata nel bosco di Alcamo, e in parte l'antica posta già Romana di Calatubo. La Sicilia centrale ed orientale è più felice da questo punto di vista con alcune postazioni militare, non solo per la sorveglianza del territorio ma pure per accogliervi i contadini in caso di necessità, come a Castelmola, Pietraperzia. (segue)

Jean Paul Barreaud, guida conferenziere

Photo gallery
 
Castello di Naro, epoca chiaramontana secolo XIV. Esiste pure un'altro castello di epoca normanna (ruderi).
 
 
Porta Felice, originale prima dei bombardamenti del 1943, nel contesto delle antiche mura della citt… spagnola.
 
 
Modello del Palazzo della Cuba a Palermo, risalente al periodo Normanno. Immerso in uno specchio d'acqua, questo "solazio" era indirizzato allo svago del Re e dei suoi familiari. Da notare la sua presenza fuori la cortina muraria di Palermo.
 
 
Antica torre d'avvistamento a Mondello
 
 
Antica torre saracena, come vista all'interno del Palazzo Federico a Palermo.
 
 
Palazzo Abatellis, Palermo
 
 
Palazzo Aiutamicristo, Palermo
 
 
Castello a mare, Palermo
 
 
La cubola, a Vila Napoli, Palermo
 
 
Palazzo Reale di Palermo, al centro la parte risalente al periodo Normanno
 
 
Porta Mazara a Palermo, nella cinta muraria medioevale
 
 
Torre Chiaramonte, Palma di Montechiaro
 
 
Torre di Capo Rama, Terrasini
 
 
Castel Ursino, Catania
 
 
Castello di Salemi, cortile
 
 
Castello di Salemi, feritoia
 
 
Castello di Salemi, il dongione
 
 
Castello di Salemi visto dalla piazza Libert…
 
Altre risorse o riferimenti

(segue)
Si giunge ora nel periodo Normanno, con uno dei suoi primi apporti culturali: la motta. Di origine nordica, questa "motta" sembra aver segnato l'origine di tre paesi in Sicilia: Motta Camastra (CT), Motta San Anastasia (CT) e Motta d'Affermo (ME).

La motta Š un sistema difensivo economico basato sull'utilizzo del legno ed il ricupero della terra dei fossati per elevare un poggio. Meno costoso di un'architettura di pietra, assai meno lungo da costruire, la motta, anche di scarsa resistenza intrinseca, Š una soluzione comunque interessante per la sua grande flessibilit…. Essa diventer… nel nord Italia una consuetudine sulla quale in un secondo tempo verr… eretto lo stesso castello a dominio delle terre circostanti.

Sembra scontato che in Sicilia, la nozione di motta, sconosciuta alle popolazioni meridionali, riveli un influsso culturale longobardo, pervenuto se non prima con la conquista Normanna. Poich‚ nessuna motta vera e propria sembra documentata, Š probabile la corruzione del concetto base gi… spiegato in precedenza, cosicch‚ il vocabolo "motta" sia stato adoperato in Sicilia ad indicare una posizione elevata sulla quale sorgeva un torrione, un castello o qualche chiesa fortificata. Nel caso delle tre "motte" siciliane, troviamo di fato tale realt….

Il periodo normanno si apre con la crociata dimenticata, mai conteggiata a parit… delle altre, mentre a tutti gli effetti la conquista dell'Italia meridionale e della Sicilia altro non Š che la storia della chiesa di Roma che trova nei Normanni dei sostenitori leali anche se determinati ad assicurare il proprio assieme al successo papale. Grazie a loro, la chiesa Romana stende la propria autorit… a dei territori che non aveva mai dominati: l'Italia meridionale, Sicilia inclusa, ove l'Impero d'Oriente si era sostituito a quello d'Occidente sin dall'inizio del secolo VI e.c.

Con la conquista Normanna della Sicilia, allora in mano ai Musulmani, non Š possibile ignorare che la dinastia degli Altavilla abbia riprodotto, a scala italiana e a diretta protezione e beneficio degli Stati Pontefici, quanto i Crociati hanno invece sviluppato a scala pi— vasta nel Mediterraneo. Ma in ambedue i casi, le ostilit… sono mosse contro gli stessi avversari, ovvero la scismatica Bisanzio e l'Islam dalle pretese egemoniche ormai vissute come pericolose per la Cristianit….

In tale contesto bellico, confronto durato ben trentatre anni (1059 spedizione del Guiscardo -1092 resa di Noto e Taormina), la strategia di occupazione dei territori conquistati imponeva un ricorso all'architettura difensiva.

Con Roberto il Guiscardo, la scelta del sito di San Marco d'Alunzio per insediarvi la prima Caput Regis Š quasi incomprensibile al giorno d'oggi. Ma cogliamo subito un particolare importante: il castello rinchiude una moschea. Sin dal principio, si avverte quindi una differenza di fondo tra la gestione della Crociata a cura del Papa e della nobilt… europea, e quella mossa dai Normanni.

Al primo castello non si aggiungono subito altri castelli, bens poderosi torrioni sparsi sul territorio e tante chiese. Anche in questo caso rimaniamo stupiti: esse non sono luoghi di culto latino, bens di culto cristiano orientale (siriaco) e/o ortodosso (greco). Quante stranezze, e quante ricchezze ! fanno ancora oggi della Sicilia un unicum in tutta la storia del mondo cristiano (vedi vari articoli nelle nostre pagini).

Di estremo interesse Š la costruzione di torrioni di avvistamento e di masti e non di castelli, ossia una dimora munita sita all'interno di un complesso sistema difensivo. In effetti, la prima architettura rinvia ad un esercito in movimento, il quale pone sotto controllo militare il territorio appena conquistato ma non ancora affidabile. Il castello a contrario corrisponde in assoluto ad una vocazione di stabilit… duratura, possiamo affermare alla protezione di una famiglia.

Quindi l'emergere di tale realt… si fa necessariamente in modo progressivo: prima, il controllo dell'insieme del territorio, il quanto rinvia all'essenziale definizione di "marche", cioŠ di frontiere. Poi, in seno ad un comprensorio bonificato e sicuro, permettere l'insediamento del signore e della sua famiglia.

La Sicilia Normanna offre l'opportunit… di seguire passo passo le varie fasi evocate: la conquista con il relativo retaggio di torri e torrioni; il Ducato di Ruggero I Altavilla le quali garanzie ed incoraggiamenti alla Chiesa Bizantina conduce ad un moltiplicarsi -in province di Messina e di Catania - delle iniziative Basiliane; il regno da Ruggero II Altavilla in poi, con uno stato forte e ricco capace di organizzare un'architettura programmatica.

Proprio in questa fase sorgono la maggior parte dei castelli assieme alla volont… ormai dinastica della famiglia Altavilla. Da Mileto in Calabria dove il Duca Ruggero controllava la Sicilia rimanendo comunque radicato sul continente, la capitale diventa Messina durante la lunga e meritevole reggenza di Maria Adelaide del Vasta Monferrato, l'ingiustamente dimenticata sovrana, artefice invece della solidit… del trono del figlio.
Sar… eletta pero Palermo quale Caput Regni con Re Ruggero II, il quale amministra il territorio. Ed Š proprio il continente che dar… lui pi— filo da torcere.

Con il regno, si giunge all'apice dell'arte arabo-bizantino-normanno, per quanto riguarda la natura delle chiese: i tempi sono cambiati e la chiesa orientale non Š pi— ormai bizantina, bens Siciliana, posta sotto l'autorit… e la benevola protezione del Re dopo aver beneficiato di quella del Duca. Alla prima politica che incoraggiava l'esistente, si sostituisce ora la possibilit… di innovare e creare ex nuovo.

Nascono in tale contesto i gioielli che il destino ha voluto conservare in buone condizioni fino ai giorni nostri: la Cappella palatina, S. Maria dell'Ammiraglio, San Cataldo, le due San Giovanni, degli Eremiti e dei Lebbrosi, S. Maria Maddalena, a Palermo; la SS Trinit… sul fiume Delia a Castelvetrano. Altre realt… sparse sull'intero territorio isolano non sono pervenute invece cosi felicemente a noi, lasciando tuttavia allo studioso alcuni reperti e documentazioni.

Con Guglielmo I e il suo gusto per la cultura indigena di stampo orientale, si apre l'epoca della fastosa architettura palaziale. E anche in questo caso, la Sicilia prefigura con secoli di anticipo quanto saranno i gusti della nobilt… rinascimentale. Al palazzo reale, debitamente munito e ricco di sistema di difesa di ogni natura, si aggiungono in quel periodo i cosiddetti solazi, dimore concepite per il diletto, fuori le mura della citt…, in mezzo ad autentici paradisi, nel senso Persiano/Musulmano della parola.

Anche in questo, Ruggero II aveva dato l'impulso con la modifica di alcune dimore signorili arabe. Quella dell'Emiro Giaffar, in particolare, alle foci del fiume Maredolce, Š di notevole bellezza e sorprende ancora oggi per i suoi tanti pregi: sistema di aria condizionata, diga con pescheria in acqua dolce, contesto naturalistico raffinato, ecc.

Sappiamo di un'altra sede ove la corte di Ruggero II soleva sfuggire alla calura eccessiva di Palermo. Trattasi di Altofonte, ma niente sussiste oggi di questa realt….

Guglielmo I fa sorgere invece dalle fondamenta il palazzo della Zisa e quello della Cuba. Essi si richiamano a tutti gli effetti del know-how dei Musulmani, sempre intriso di misticismo e, in sola apparente contraddizione, concepiti palesemente per una vita di ozio e piaceri (a contrario di certi autori, scarto per• senza appello l'evocazione di qualche lussurioso avvilimento di questi luoghi).
®Ivi, tutto Š ordine e bellezza, lusso, calma e volutt…¯ (Baudelaire): la raffinatezza Š di ogni dettaglio: gli specchi d'acqua sapientemente concepiti per racchiudere un mondo riflesso, la sapienza matematica dei genoar, con il degrad‚ (sfumatura) di colori della vegetazione e la loro planimetria esoterica, la stanza dei venti custode dell'acqua sacra, lungo un percorso scandito in tre tempi all'interno dell'architettura prima di giungere alla sua funzione profana all'esterno, il sistema di aria condizionata, frutto degli sforzi congiunti dell'acqua e dell'aria.

Con Guglielmo II, il regno si fa difficile. Gi… suo padre era scampato per un pelo alla morte nel 1161 nella rivolta condotta dal barone Matteo Bonello. Ma le cose peggiorano con la reggenza della sfortunata Margherita di Navarra, che tramanda al figlio un regno indebolito, in mano ad avidi faziosi.

E ironia della storia che il grande re Guglielmo I passa alla storia con il nomignolo di "il malo", solo per la sua resistenza al Papa ed alla chiesa di Roma, quando la stessa chiesa chiama il secondo ed inconsistente Guglielmo "il buono".  Il padre Š uno statista la quale politica intelligente si urta a delle forze contrarie di notevole spessore. Il figlio invece accumula gli errori e da sempre precedenza alla propria persona, incapace di quelle vedute di ampio respiro che avevano assicurato un regno ai suoi avi, quasi un impero nell'arco di un secolo.

Cosi appena giunto al potere, il giovane re deve temere per la sua incolumit…. Cosi nasce il complesso militare benedettino di Monreale, possentemente munito, abbazia concepita per diventare sede del potere in sostituzione dell'ormai poco sicuro palazzo reale di Palermo.

Non sorprende a fatto il cultore della storia normanna che chiesa e chiostro presentano spesso un orientamento politico delle scelte iconografiche. Ed in questo, stranamente (o no?) rivelano una comprensione assai moderna ed Ebraica della stessa Bibbia (gli esempi sono tanti e meritano un trattamento completo in altra sede).

Monreale quindi costituisce l'apex architettonico del regno di Guglielmo II Altavilla. Assieme all'abbazia di San Martino delle scale (l'abbazia vanta un'esistenza forse risalente al secolo VI, ma sono dell'opinione che la sua vera nascita risalga al regno dei due Guglielmi Altavilla) e al castello mai compiuto del tutto e forse per questo motivo chiamato ancora oggi "castellaccio". Quest'ultimo sarebbe concepito per diventare un sicuro approdo sostitutivo in caso di aggressione all'una o l'altra delle due abbazie, tra le quali castellaccio trova la sua ubicazione.

E difficile non pensare ad un progetto perfettamente pensato con questa linea di difesa ad Ovest di Palermo, a controllo del grande asse viario per Mazara (via Portella S. Anna, Montelepre, Calatubo, Salemi), e dalla fonte del fiume Oreto, la pi— importante risorsa in acqua della citt… se escludiamo le falde.

L'epoca guglielmina, in effetti, Š quella di un inasprimento dei rapporti tra le comunit… ebraiche - musulmane e cristiane (non dimentichiamo che la popolazione ebraica Š allora parte integrante di quella araba); assistiamo ad un crescendo nella sistematica spoliazione del contado dominato dalle popolazioni semite. Interi feudi scompaiono senza atto notarile alcuno, a profitto in genere dello stesso ordine Benedettino che si afferma velocemente quale pi— grande potenza fondiaria in Sicilia (notevole a riguardo, in pi— del notissimo lavoro di Henri Bresc, il lavoro del dott. Filingeri sul territorio di Montelepre in epoca normanna).

Le difficolt… del regno di Guglielmo II non consentono i grandi e costosi progetti che invece saranno portati alla luce dai successori Svevi del casato Hohenstaufen. La fine stessa del regno Normanno sembra una lenta agonia, con un Tancredi di Lecce impedito di ogni politica duratura, perfino umiliato dalle angherie e soprusi di un arrogante Ricardo Cuor di Leone venuto per vendicare l'onore della sorella nell'attesa della terza crociata.

Dopo la breve e violenta parentesi del dominio dell'Imperator Heinrich IV, Enrico I di Sicilia, sar… con il di lui successore Friedrich II che torneremmo alla grande architettura dei castelli. Un Re guerriero il quale regno sembra portarci all'epoca dei Ruggeri Altavilla. In effetti, la politica di Federico II si riallaccia alle due maggior preoccupazione che furono dei primi Normanni: il controllo del territorio e la sua amministrazione, intesa innanzi tutto come fiscale.

La risposta di Federico ai problemi lasciati insoluti dagli ultimi re Normanni e una formidabile rete capillare di poderosi castelli. Augusta, Ursino a Catania, Maniaci a Siracusa sono le testimonianze pi— esplicite a noi pervenute del know-how del periodo. Non a caso ubicati sul lato orientale dell'Isola, come se il pericolo temuto fosse originato dal mare. La verit… e che da sempre la Sicilia vanta le sue citt… pi— importanti sul mare, in coincidenza di qualche approdo naturale trasformato in vero e proprio porto. La protezione degli empori rimane quindi una costante dall'antichit… punica ai tempi moderni.

La Sicilia occidentale Š sede di aperta ribellione musulmana al nuovo potere come lo era diventata gi… col precedente.  La mia personale opinione Š che questo avvilimento delle relazioni un tempo eccellenti tra le comunit… rispecchia in un certo tal modo l'influenza anche in Sicilia dello spirito Romano della crociata. I Semiti diventano sempre pi— il nemico. E la Sicilia cristiana, alleata del Papa si trova dinanzi ad un aut-aut: il nemico designato ‚ dentro casa, e la situazione diventa insostenibile qualora si insista in Sicilia a considerarlo amico.

Ben nota Š la feroce repressione a mano di Federico II in Sicilia occidentale, ed in particolare a Cinisi, ad Alcamo e sul monte Jato. Note anche le deportazioni in massa a Lucera delle popolazioni ebraiche -musulmane, il quanto segna un colpo mortale d'arresto alla buona economia agricola che dal secolo IX fino alla fine del regno Normanno era il merito esclusivo di queste popolazioni di contadini.

Il secolo XIV, il breve ed intenso periodo aragonese, segna un ritorno alle preoccupazioni urbanistiche e difensive. Nuove cinte muraria sono elevate come a ChastelJouhan (Enna), con un gusto ritrovato per le torri d'avvistamento come ad Enna (torre di Federico II Aragona, e torri campanili delle chiese lungo il muro perimetrale). Il castello a mare a protezione di Palermo rappresenta forse l'ultima progettazione medioevale in materia di architettura militare in Sicilia. I tempi cambiano velocemente e si passa sensibilmente dalla nozione di castello a quella di dimora signorile fortificata.

In questo contesto domina l'esempio delle architetture Chiaramontane. A volta ex nuovo come a Palermo (nell'odierna piazza Marina), Palma e Siculiana in provincia di Agrigento, a volta trasformando dei castelli preesistenti come a Favara (Ag) (Leggere a riguardo l'opera dell'arch. Carmelo Antinoro, curatore dei delicati restauri).  

Alcune trasformazioni sono rivelatrice delle condizioni immutate di fragilit… della Sicilia: le coste sono sempre fragili e cosi sono rafforzate le difese dei castelli esistenti, come ad esempio Siracusa e Milazzo.

A volta si ritrova perfino la tendenza antica alla "Motta", cosi come a Castelbuono con il castello dei Ventimiglia.

Approda in Sicilia durante nel periodo aragonese un'arte nuova, fatta di raffinata ricerca nel dettaglio della pietra o del legno. La si dir… pi— tardi "gotico catalano", e ne troviamo un bel esempio con le torri quadrangolari che inquadrano da allora la cattedrale di Palermo. O ancora con i due ordini superiori della torre sopra il complesso della Martorana. L'espressione pi— compiuta rimane per• l'Annunziata dei Catalani a Messina, fortunatamente salvata dal degrado alla fine del secolo XX.

L'epoca spagnola, che segna la fine del regno indipendente di Sicilia e l'inizio dei guai con la definizione dell'isola quale vice regno, Š contraddistinta da una rivoluzione nell'architettura. E arrivata l'arma letale, l'artiglieria. Le vecchie mura attorno alle citt…, cosi in tutta l'Europa, devono essere sventrate per fare spazio ai bastioni, necessari al rinculo fenomenale dei canoni di quel tempo. L'architetto Feramolino si distingue a Palermo. Tanti se non tutti i castelli ricevono una nuova cinta muraria, cosi a Milazzo, Messina, Siracusa. A testimoniare tale cambiamento, il maschio del castellamare di Palermo.

 
Il secolo XVI Š una continua effervescenza, le citt… altre non sono che un cantiere aperto. Si entra nella modernit…, e la morte dei castelli segna il trionfo dei "hotels particuliers", dei palazzi nobiliari, i quali sono delle vibranti testimonianze sulle usanze del tempo ed in particolare dell'aspra rivalit… tra famiglie blasonate.
 
Ma questa Š un'altra storia.

Jean Paul Barreaud, guida conferenziere


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